Comunicazione e linguaggio: sviluppo fisiologico e campanelli d’allarme

La domanda che maggiormente mi sento rivolgere quando conosco genitori di bimbi che non parlano, pur essendo abbondantemente in età per farlo, è: “parlerà?”.

Oltre a rispondere che chiunque faccia previsioni in tal senso credo sia un impostore, tuttavia è legittimo auspicarsi che le difficoltà possano scomparire al più presto, ma NESSUNO può legittimamente essere in grado di prevedere quando e se il bimbo acquisirà la comunicazione linguistica, piuttosto rispondo che è più utile chiedersi “COMUNICA?”.

Spesso incontro bimbi che a 3-4 anni posseggono un vocabolario forbito ma non funzionale a comprendere/esprimere bisogni, stati d’animo, volontà, intenzioni e altri invece che, a fronte di un vocabolario scarso, tuttavia riescono a comprendere e a farsi capire agevolmente comunicando in altri modi, ad esempio con gesti e espressioni.

Occorre chiedersi se il bimbo che non parla, in realtà comunica e comprende, quanto e come comunica, cosa e in che modo comprende, tutte variabili che individuano e specializzano l’intervento.

Fermo restando che anche i silenzi o i pianti o le risate sono comunque canali di comunicazione, certo è che il bimbo che non comunica verbalmente e che esprime i propri disagi in maniera disfunzionale (con pianti, urla o risate senza apparente motivo o anche verbalizzazioni reiterate di frasi o parole) è certamente il motivo di maggior preoccupazione e difficoltà di gestione da parte dei genitori, che appunto non riescono a comunicare e a comprendere i bisogni del bimbo, a volte inconsapevolmente strutturando modalità comunicative disfunzionali come ad es. il pianto, le grida per ottenere/non fare qualcosa, avviando così un circuito frustrante che porta poi giustamente a chiedersi “parlerà?”.

Sostanziale è sapere che:

prima le difficoltà di comunicazione vengono individuate, maggiori sono le possibilità di aiutare i bimbi ad acquisire abilità non-verbali e/o verbali funzionali alla comunicazione; a questo scopo può essere utile per i genitori sapere quali siano le tappe dello sviluppo della comunicazione e in che tempi sia fisiologico possedere determinate competenze, SOTTOLINEANDO che la possibilità di attivare un linguaggio verbale è legata allo sviluppo di abilità di base irrinunciabili, ovvero:

1) le competenze motorie e prassiche e lo sviluppo sensoriale;

2) le abilità di ascolto e discriminazione dei suoni;

3) lo sviluppo cognitivo ed emotivo.

Individuiamo quindi brevemente lo sviluppo di tali competenze basilari allo sviluppo della comunicazione verbale e non verbale.

Lo sviluppo fisiologico delle abilità di comunicazione

Già a un mese di vita il neonato distingue i suoni ed è capace di vedere oggetti posti a 20-25 cm di distanza dalla sua faccina, in pratica la giusta distanza durante l’allattamento, quindi reagisce ai rumori ad es. piangendo o fermando la sua attività e comincia a “vedere” gli oggetti, dopo il primo mese di vita è anche in grado di inseguire gli oggetti con lo sguardo;

verso i 2-4 mesi: distingue e reagisce alla voce dei genitori, muove in maniera più complessa e completa bocca e gola, comincia ad orientare la testa verso le fonti sonore;

a 4 mesi: compaiono i primi vocalizzi, il bimbo ascolta la propria voce, compare il sorriso non più come riflesso ma in risposta a stimoli piacevoli, il sorriso diventa uno strumento di comunicazione oltre al pianto;

verso i 5 mesi: compare l’indicazione o pointing: il bimbo oltre a dirigere lo sguardo su un oggetto di interesse coinvolge l’altro indicandolo con il ditino (o anche più primitivamente con la manina), è questo il presupposto fondamentale dell’intenzionalità della comunicazione, ovvero la volontà consapevole di comunicare con un interlocutore, che si svilupperà con la maturazione delle abilità cognitive.

verso i 6 mesi: matura la produzione di suoni, il bimbo comincia a produrre e ripetere suoni diversi, più variati e specializzati rispetti ai vocalizzi, insomma compare la lallazione;

a 7 mesi: il pointing si raffina e compaiono i gesti deittici, sono riferiti a un oggetto o evento contingente e sono accompagnati dallo sguardo verso l’interlocutore col quale il bimbo ha intenzione di comunicare: guarda la mamma e indica l’oggetto desiderato, richiedendo l’aiuto della mamma per ottenerlo (gesto che ha una finalità richiestiva), oppure dai 10 mesi, compare l’intenzione di ottenere l’attenzione/coinvolgimento dell’interlocutore (gesto dichiarativo);

tra i 9 e i 12 mesi: maturano le competenze motorie e articolatorie del linguaggio, anche in ragione dell’introduzione di cibi diversi e quindi della masticazione, compaiono le parole “mamma, papà, pappa…”, la lallazione è più articolata con sillabe ripetute ma consonanti diverse e compare l’uso dei gesti referenziali, come i gesti “ciao”, “no”, “si”, che esprimono un’intenzione comunicativa e non variano in base al contesto e che soprattutto vengono appresi per imitazione, abilità fondamentale all’armonia della maturazione cognitiva, emotiva e sociale.

a 12 mesi: il bimbo è in grado di articolare suoni nasali (m, n) e suoni occlusivi (p,b,d,t) e le parole onomatopeiche (“bum”, “tin-tin” etc…)

dai 12 ai 18-20: mesi si verifica un graduale ampliamento del vocabolario, fino a 100 parole (si, genitori che ritenevate i vs bimbi geniali perchè a 15 mesi possedevano tante parole, sappiate che è fisiologico) e il bimbo usa le parole-frasi; il linguaggio continua ad ampliarsi, diminuendo progressivamente l’uso dei gesti referenziali, arrivando a possedere ai 18 mesi anche 130 parole in produzione linguistica e 200 in comprensione.

intorno ai 24 mesi: il bimbo produce lunghe sequenze sonore con la voce come se stesse riproducendo discordi con giusta intensità e tono prosodico, usa le parole sociali “si, no, ciao, grazie, dammi”;

dai 24 ai 30 mesi: il linguaggio verbale si specifica e il bimbo produce frasi sia semplici (soggetto e verbo) che più articolate (soggetto, verbo e oggetto) e soprattutto è interessato a conoscere il nome delle cose.

oltre i 30 mesi: il linguaggio si struttura quasi del tutto sia dal punto di vista morfo-sintattico che di produzione dei suoni (tranne la “r”, che anche se non compare, non fa niente!)

I campanelli di allarme

Andiamo ora ad analizzare quali sono i campanelli d’allarme ai quali dovreste fare attenzione, suddivisi in base all’età di sviluppo:

1 mese –> non piange, non vocalizza, non reagisce ai rumori

4 mesi–> non sorride o è scarsamente mimico

9 mesi–> mancata lallazione

18 mesi–> produce meno di 15 parole e sembra non capire semplici richieste verbali (prendi la palla, dammi la cosa…)

24 mesi–> produce meno di 50 parole, oppure ne produce tante ma non combina almeno due parole.

Suonate l’allarme se uno di questi campanelli dovesse essere presente, in ogni caso, prevenir non nuoce, ritardare si!

Autore dell'articolo: Filomena De Nicotera

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