I rischi evolutivi in quarantena: riflessioni su rischi, risorse, strumenti (Prima parte)

Ho deciso di scrivere un articolo in tre parti, frutto di considerazioni sul particolare periodo storico che stiamo vivendo.

Parte prima: riflessione sui rischi evolutivi in quarantena

La parola d’ordine in questo periodo di grossi stravolgimenti delle nostre abitudini e di limitazioni della libertà personale, credo sia RISCHIO: è un rischio uscire, fare la spesa, non indossare guanti e mascherina, utilizzare il web in maniera indiscriminata…

Altra parola con la quale abbiamo imparato a convivere in quarantena è RISORSA: è una risorsa andare a fare la spesa per mettere da parte il cibo, avere una casa e uno stipendio, la creatività per inventare passatempi piacevoli, utilizzare il web in maniera critica.

Il mio personale approccio riabilitativo, cui attingo per scrivere questi miei pensieri, è di matrice evolutiva: valorizza le risorse e le possibilità individuali, è centrato sulla famiglia e cerca di individualizzare le strategie; tuttavia utilizza all’occorrenza tecniche di strutturazione del tempo e delle attività, attingendo a strategie cognitive e comportamentali, se queste servono a semplificare e se restano flessibili, fungendo da contorno alla costruzione della relazione.

Questa serie di articoli sono indirizzati alle famiglie di bimbi con disturbi del neurosviluppo, dai tre anni in poi, seppure le strategie che descriverò (e spero gli spunti di riflessione che vorrei stimolare nel lettore) siano assolutamente fruibili anche per le famiglie di bimbi con sviluppo tipico.

Infatti, come già sperimentato nei gruppi classe, le strategie elaborate per rendere meno stressanti gli eventi quotidiani per i “miei” bimbi, risultano molto utili anche ai bimbi senza difficoltà evolutive.

Questo perchè le risorse evolutive a cui i bimbi attingono sono le medesime, seppur con gradi di espressività diversi.

Ritengo sia utile tentare un’analisi dei rischi evolutivi a cui i bimbi, tutti i bimbi, in questo momento sono potenzialmente esposti, prima di evidenziare le risorse e gli strumenti concreti che possiamo utilizzare.

La letteratura scientifica in merito non è esaustiva: “Come hanno sottolineato quattro ricercatori cinesi in una lettera pubblicata da The Lancet il 4 marzo scorso, si sa comunque ancora poco sugli impatti psicologici (e fisici) che i periodi di quarantena possono avere sui bambini, che in queste settimane sono costretti a restare in casa, lontani dalla scuola.” (visionabile a questo link)

I bisogni inalienabili dei bambini

Proviamo dunque, con l’aiuto del libro di T. Berry Brazelton e I. Greenspan “I bisogni irrinunciabili dei bambini. Ciò che un bambino deve avere per crescere ed imparare”, ad elencare i 7 bisogni fondamentali:

  • il bisogno di sviluppare costanti relazioni di accudimento, intese come tutte le relazioni cariche di sostegno emotivo e calore interpersonale, non necessariamente le relazioni con i soli genitori, ma anche con altri adulti di riferimento; ormai sappiamo come essere “esposti” a relazioni di accudimento emotivamente solide favorisca lo sviluppo del sistema nervoso centrale;
  • il bisogno di protezione fisica, e sicurezza, ovvero di sentirsi protetti e sicuri nel luogo fisico ed emotivo che si “abita”, accolti con calore e coerenza, dentro una “struttura” fisica contenitiva e regolatoria, ma anche concretamente sicura;
  • il bisogno di esperienze modellate sulle differenze individuali, il confronto con “l’altro da sè” e la successiva separazione da schemi emotivi ed esperenziali ripetitivi, che modellano l’evoluzione come capacità di adattarsi a richieste diverse;
  • il bisogno di esperienze appropriate al grado di sviluppo, dove il grado di sviluppo non necessariamente corrisponde a schemi evolutivi cronologici, ma rispetta il qui ed ora dell’evoluzione del bambino; appropriato allo sviluppo a partire dai primi anni di scuola è l’ampliarsi delle relazioni e dei confronti sociali;
  • il bisogno di definire dei limiti e di fornire una struttura e delle aspettative, limiti che sono le basi della regolazione emotiva e della possibilità di imparare ad autoregolarsi, limiti che passano dalla coerenza regolatoria genitoriale e da regole che preludano ad aspettative piacevoli.
  • il bisogno di comunità stabili e di supporto e di continuità culturale, di convivenza nella stabilità dei punti di riferimento socio culturali, tema oggi veramente molto attuale;
  • salvaguardia del futuro: il bambino ha bisogno di sapere che stiamo costruendo un futuro “sicuro” un mondo non costantemente minaccioso, ma un luogo dove esperire e inventare! Ahimeè!

Vi invito, dunque, a prendere visione dei bisogni dei bimbi come esposti dagli autori sopracitati e se credete che siano diritti fondamentali dei nostri bambini, indipendentemente dalla loro personale traiettoria evolutiva, vi invito anche a riflettere se in questo momento storico, tali bisogni evolutivi vengano supportati e accolti o se vengano negati e in che misura.

Sembra facilmente intuibile come, nello specifico di traiettorie evolutive difficoltate, i bisogni evolutivi siano individuabili in maniera ancora più concreta e precisa:

  • bisogno di prevedibilità delle attività quotidiane;
  • bisogno di stimoli cognitivi e relazionali e sensoriali, variabili e adeguatamente proposti;
  • bisogno di attività motoria regolata.

Conclusioni

Considerando “veri e necessari ” i bisogni evolutivi dei bambini, ne discende in maniera intuitiva che se tali bisogni vengono in parte o del tutto negati, anche la crescita e l’apprendimento sono in parte o del tutto ostacolate. Le conseguenze potrebbero esitare, adesso e maggiormente a fine quarantena, in una crescita del numero delle difficoltà evolutive e dei disturbi di carattere psicologico.

Per i bimbi che già hanno un percorso con difficoltà evolutive, già in questi giorni di quarantena, è possibile assistere ad un esacerbarsi delle crisi auto e/o eteroaggressive in risposta all’aumento dei fattori di stress; tra i fattori di stress è facile identificare:

  • il cambio repentino delle routine/abitudini quotidiane e settimanali;
  • l’improvviso allontanamento dalle figure di riferimento esterne al nucleo familiare (nonni, cugini, parenti, ma anche terapisti educatori e maestri);
  • l’improvvisa assenza di confronto sociale e di scambio relazionale con il gruppo dei pari;
  • la probabile ipo-stimolazione in termini cognitivi/motori/ sensoriali data dall’interruzione delle attività terapeutiche;
  • l’aumento della difficoltà nella percezione del tempo, non scandito da eventi concreti;
  • l’aumento della scarsa prevedibilità del quotidiano;
  • lo stress emotivo dei genitori.

Dedurre cosa tale situazione possa produrre appare abbastanza intuibile e anche se non esiste in merito letteratura scientifica, possiamo ragionare in termini di probabilità.

E’ poco probabile che i bimbi a sviluppo atipico subiscano regressioni nelle abilità cognitive raggiunte; ciò che è stato acquisito tramite l’attività terapeutica, se questa è stata ben calibrata, non viene perduto, può sopirsi, ma è posseduto.

E’ abbastanza probabile che i vissuti di ansia e incertezza portino a una temporanea diminuzione delle capacità di entrare in attenzione e di mantenerla nel tempo.

E’ molto probabile che la diminuzione di stimoli vari e variabili porti a un aumento dei comportamenti autoconsolatori e ripetitivi.

E’ molto probabile che, con il diminuire del livello di comprensione verbale dei bimbi, aumenti l’emissione di comportamenti fortemente disfunzionali, con il rischio che tali comportamenti vengano riproposti con maggiore frequenza nel tempo.

Ma vi invito anche a riflettere sulla seconda “parola d’ordine” che ho evidenziato: RISORSA.

Abbiamo sicuramente la capacità di sperimentare risorse personali e comunitarie cui possiamo attingere, per trasformare in possibilità evolutive il periodo storico che stiamo attraversando: nel mio piccolo cercherò di rendermi utile per stimolare il buonsenso e la creatività con il prossimo articolo, centrato sulle RISORSE (clicca qui).

Autore dell'articolo: Filomena De Nicotera

2 commenti su “I rischi evolutivi in quarantena: riflessioni su rischi, risorse, strumenti (Prima parte)

    Chiara

    (8 Aprile 2020 - 0:15)

    Il carattere improvviso della diffusione del contagio da Coronavirus ha reso, noi genitori, timorosi di non riuscire a produrre rapidi cambiamenti nelle abitudini dei nostri figli, con l’errore gravissimo di prospettare e promettere un futuro imminente di ripresa della normalità che, progressivamente, ha subito modifiche, slittamenti, proroghe…
    Pertanto, a mio avviso, il grande fattore di rischio nello sviluppo emotivo cognitivo e sociale dei nostri figli consiste proprio in uno dei punti enunciato nell’articolo: la strutturazione della realtà e la previsione del futuro su cui modulare il proprio comportamento.
    Non ritengo, invece, che i limiti fisici e di mobilità che avvertiamo noi adulti si riproducano nella percezione dei bambini nel senso di una limitazione: anzi, quel “di più” di accudimento che inevitabilmente comporta la nostra convivenza a tempo pieno, potrebbe da essi stessi essere utilizzato per adattare con più facilita’ la realta’ alle proprie esigenze. Ovviamente questo scenario presuppone da parte dei genitori esperienze già condivise di pensiero creativo, nonche’ la disponibilità ad investire in questo tempo di stasi , a “veder oltre” cio’ che costituisce la causa di tale scelta.

    Filomena De Nicotera

    (8 Aprile 2020 - 23:05)

    grazie mille per il suo commento. nella terza parte dell’articolo, in effetti, evidenzio che veramente siamo nell’impasse di non poter prevedere quando si potraà tornare alla “normalità”, un’incognita che mette a dura prova la stabilità degli adulti. credo sia però fondamentale trasmettere il più possibile serenità, pur nell’incertezza. Fondamentale il pensiero creativo.
    grazie ancora per il suo apporto!

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