Selettività alimentare: come affrontarla?

Con il termine di selettività alimentare si intende una rigidità comportamentale caratterizzata dall’ assunzione di un numero limitato di alimenti e il rifiuto di tutti gli altri. Questa condizione, a lungo andare non comporta soltanto problemi di natura medica come la malnutrizione, ma anche di natura psicologica nelle persone che ogni giorno si ritrovano a dover gestire e affrontare quotidianamente il problema. Questa problematica è molto comune tra i bambini con un disturbo del neuro-sviluppo, tuttavia è presente anche in percentuale inferiore anche nella popolazione generale.

L’alimentazione rappresenta per la diade madre-bambino un momento particolare della vita di entrambi, dal momento che dopo la nascita il primo contatto fisico significativo per i due è rappresentato dall’attaccamento al seno. Nel tempo, inoltre assume un carattere fondamentale non soltanto nello sviluppo fisico e nella crescita del bambino, ma concorre anche a determinarne aspetti legati alla sua autonomia personale. Dunque risulta chiaro come l’alimentazione di un bambino sia un processo dinamico nel quale sono implicate variabili fisiche e psichiche non soltanto del bambino in sé ma anche delle figure di accudimento: è chiaro come il momento del pasto, in presenza di problematiche e comportamenti disfunzionali comporti inquietudine sia nel bambino che nel genitore, andando così a determinare una forte ansia in entrambi e l’attivazione di un circolo vizioso che si autoalimenta.

A determinare una condizione di selettività alimentare possono concorrere molte variabili legate principalmente a tre elementi, ovvero:

  • Problematiche legate allo sviluppo motorio globale e del distretto oro-buccale;
  • Problemi legati alla sensorialità e alla processazione degli stimoli sensoriali;
  • Problematiche di tipo comportamentale.

Appare dunque chiaro che il parlare di selettività alimentare implica un’ attenta analisi dei fattori legati allo sviluppo del bambino, che un clinico deve saper valutare prima di passare al trattamento specifico del problema.

In particolare, una prima analisi riguarda la storia evolutiva del bambino legata per esempio alla presenza o meno di alterazioni muscolo scheletriche, ipotonia, ritardo nello sviluppo psico-motorio e con essi valutare la presenza dei prerequisiti motori associati all’alimentazione autonoma (capacità di deglutizione, di masticazione etc). Non di rado in bambini che hanno presentato problematiche nello svezzamento si presentino anche problematiche di selettività.

Un altro elemento importante da valutare è la presenza di particolari problemi nella processazione sensoriale in quanto uno stimolo apparentemente innocuo per noi potrebbe essere percepito dal bambino come molto disturbante. Di solito le difficoltà nella processazione sensoriale coinvolgono due o più tipi di stimoli diversi come per esempio stimoli tattili, visivi, uditivi e gustativi, ma non è da escludere che l’alterazione percettiva coinvolga solo il distretto oro-buccale. Occorre dunque stabilire se siamo in presenza di alterazioni della processazione sensoriale di tipo ipo o iper ovvero se lo stimolo viene percepito come troppo debole o eccessivo e disturbante.

Un terzo elemento da valutare è la presenza di comportamenti disfunzionali e/o disordini comportamentali come per esempio il disturbo oppositivo/provocatorio, rigidità nell’accettare i cambiamenti o l’eccessiva richiesta di attenzioni. Riguardo alla rigidità nell’accettare i cambiamenti rientrano anche fattori come l’aspetto del cibo, il gusto o l’odore ovvero il bambino non riesce ad accettare cibi che hanno odore, colore, sapore o consistenza diversa da quelli che solitamente mangia. Questi comportamenti disfunzionali determinano nelle figure di accudimento delle reazioni che a loro volta, in maniera del tutto inconsapevole, non fanno altro che aggravare o favorire la selettività alimentare. Un esempio di questi è fornire al bambino varie pietanze contemporaneamente nella speranza che possa mangiarne una quantità accettabile: è chiaro come questo circolo vizioso porti non solo uno stato di ansia costante nel genitore ma anche uno stato di confusione nel bambino.

In base alla mia esperienza clinica, nella maggior parte dei bambini con disturbo del neuro-sviluppo sono implicati fattori multipli che concorrono alla comparsa della selettività alimentare ovvero possono essere presenti contemporaneamente problematiche nello sviluppo motorio, alterazioni nella processazione sensoriale e rigidità comportamentali. Conoscere e individuare questi fattori è la base da cui partire per mettere in atto un trattamento terapeutico efficace per ridurre o eliminare la problematica.

Consigli pratici per genitori

La prima cosa che occorre è cercare di eliminare le preoccupazioni e i sensi di colpa legati ad una mancata alimentazione del bambino, inoltre, non pensate che il cambiamento sia veloce ma è un processo di crescita che coinvolgerà non solo il bambino ma tutta la famiglia.

Qui di seguito dei piccoli consigli per cominciare ad approcciarsi ad un cambiamento:

  • proporre al bambino sempre cibi vari e diversificati, in modo da fargli prendere confidenza con nuovi odori, nuovi colori e nuovi gusti;
  • non essere insistenti ed evitare di farsi prendere dall’ ansia, ma approcciarsi in maniera tranquilla a questo processo che è naturale per ogni essere umano;
  • partendo dai cibi che mangia il vostro bambino cominciate a diversificare sempre di più la pietanza con cambiamenti piccoli e poco evidenti;
  • evitare di avere l’alternativa sempre a disposizione, altrimenti il bambino sapendo che vi è una alternativa non tenterà neppure di assaggiare la pietanza proposta;
  • personalizzare, quando possibile, la forma del cibo con una preferita dal bambino usando per esempio degli stampini a forma di animaletto.
  • poiché questa problematica può risultare di difficile risoluzione, una valida alternativa è sempre quella di affidarsi ad un professionista che possa strutturare un programma di intervento mirato alla risoluzione del problema. Il tipo di intervento che scientificamente presenta maggiori probabilità di successo risulta essere quello cognitivo-comportamentale.

In definitiva, non esiste un modo univoco per risolvere una selettività alimentare perché in essa rientrano fattori diversi che si ripercuotono sulla gestione del bambino e sulla stabilità della famiglia. Non arrendersi è il primo passo per avviare un cambiamento ma soprattutto affidarsi ad un professionista esperto in materia e che possa analizzare il caso e darvi strategie adeguate alla risoluzione del problema.

Autore dell'articolo: Rossella Casanova

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